Terranostra - Facciamola fiorire [parte 1]

Dal 2012 al 2017

2012 – Smettere di contribuire al mondo che non vogliamo più, toccare il fondo

Un giorno del 2012, seduto su di un aereo da Malpensa per Helsinki, Ghiro si è chiesto che cosa stava facendo.

Imprenditore nel campo della logistica, era in viaggio verso Kotka, porto finlandese a 50 km dal confine Russo, per organizzare una fabbrica di smontaggio di automobili. Veicoli nuovi, prodotti a Detroit, trasportati via treno e nave fino in Finlandia, avrebbero varcato l’entrata della fabbrica sulle proprie ruote spinte dal proprio motore per uscirne a pezzi, racchiuse in casse di legno e container. Così potevano attraversare il confine russo con un dazio agevolato, potevano essere dichiarate come pezzi di ricambio e non più come automobili. Il risparmio, pari al 25% del costo per veicolo, giustificava lo smontaggio, il trasporto a Mosca ed il riassemblaggio in un’altra fabbrica.

Le domande che Ghiro riassumeva nel chiedersi cosa stava facendo erano molte:

Perché smontare un’auto perfetta in 54 pezzi e poi rimontarla costa meno che mettersi d’accordo?

Perché in Finlandia bisognava bruciare la benzina americana estratta dai serbatoi delle auto per questioni doganali?

Perché importare in Russia dagli USA 150 kg di pezzi per il rimontaggio di ogni automobile, se 15 giorni prima gli stessi erano stati smontati e buttati in Finlandia?

Perché impegnare quasi 800 persone in due fabbriche se il prodotto ricostruito è un’auto meno affidabile di quella inizialmente smontata?

Queste domande Ghiro se le faceva già da tempo. Le metteva su di un piatto della bilancia, poi guardava agli ottimi guadagni personali sull’altro piatto e andava avanti.

La sera prima di quel volo aveva saputo che sarebbe diventato papà per la terza volta, e sull’altro piatto i guadagni non bastavano più a equilibrare la bilancia. Le domande erano diventate troppo pesanti messe in relazione con il futuro che stava contribuendo a costruire.

Ghiro decise di fermarsi, sentì il bisogno di vedere un senso nel suo lavoro.

In pochi mesi uscì dal mondo della logistica a servizio delle multinazionali senza sapere cosa avrebbe potuto e voluto fare in futuro. Fu un salto nel buio motivato da un’unica certezza, non avrebbe più contribuito a costruire un mondo senza senso, ragione e umanità.

 

 

2013 – Il mondo che vogliamo appare in visione, trovare il seme

I primi mesi sono stati duri, disintossicarsi da viaggi, business, collaboratori e conseguente adrenalina è stato un periodo interessante e molto impegnativo per Ghiro.

Sapeva che poteva contare solo sulle sue competenze costruite attorno alla passione per l’organizzazione ed i rapporti personali.

Assieme alla moglie Daniela era socio di una cooperativa di consumo locale, cosa mettere in tavola ha sempre avuto una gran importanza nella loro casa. Potevano scegliere prodotti da decine di piccoli e medi produttori locali e ricevere comode consegne settimanali.

Per diversi anni hanno anche collaborato servendo da punto di ritiro per le consegne della cooperativa agli abitanti del paese in cui vivevano. Solo una piccola parte della popolazione è disposta all’impegno di ordinare su di un foglio di carta da una lunga lista ed attendere una settimana per la consegna dei prodotti acquistati. Ancora meno avevano la volontà di Daniela, che raccoglieva gli ordini, li comunicava al telefono alla cooperativa, divideva i prodotti al loro arrivo per evitare discussioni fra i clienti e poi si doveva occupare degli incassi, a volte anticipando o perdendoci.

Ghiro pensò che mettendo uno strumento informatico a servizio delle reti di distribuzione locali, si sarebbe potuto raggiungere un numero molto più importante di persone. Si sarebbe potuto accorciare i tempi e facilitare l’amministrazione per tutti.

In questa visione la tecnologia era al servizio della collaborazione e a beneficio di gran parte della comunità, in quanto a servizio della globalizzazione aveva imparato quante cose assurde e quanto valore poteva essere estratto da un territorio quando produttore e consumatore sono distanti e non comunicano alla pari fra loro.

Usare internet per facilitare la collaborazione fra persone che si conoscono e condividono un territorio, aiutandole ad organizzarsi in totale trasparenza è diventato in quei mesi il suo sogno, la missione che si sentiva chiamato a svolgere.

Era troppo bella l’immagine di un mondo in cui i piccoli e medi produttori locali collaboravano ad un assortimento vasto ed interessante per servire consumatori consapevoli, loro vicini di casa. L’atmosfera che sentiva in quelle immagini gli ricordava molto il nonno e le lunghe estati passate all’alpeggio con orto, mucche e maiali. Giornate lunghe, piene di vita, di natura, di relazioni e di tanto buon umore forse proprio perché semplici e genuine.

 

2014 – L’idea prende forma ma non trova casa, abbandona la zona di comfort

Ghiro condivide l’idea con Mixer, conosciuto sul lavoro e stimato come poliedrico informatico. Passa dal montare e smontare computer con un cacciavite allo scrivere programmi informatici molto complessi partendo da zero. Oltretutto condivide la passione per il cibo genuino ed i sapori autentici che ha ereditato dalle sue origini siciliane.

In poco meno di un anno la prima versione del sistema informatico è pubblicato su internet ed accessibile a tutti. Ora mancano produttori e clienti.

La mossa naturale consiste nel prendere contatto con la cooperativa esistente e proporre una collaborazione per informatizzare i processi e utilizzare il programma per automatizzare calcoli e comunicazioni. Il tentativo non va a buon fine, dopo una fase iniziale di apertura e colloqui la decisione della cooperativa è di non volere abbandonare excel e telefono. Sentirsi al telefono per dettare lunghe serie di numeri “cipolle rosse 2 kg, mazzetti di cicoria 4 pezzi” viene reputato importante per non perdere il contatto umano.

L’osservazione che il tempo si possa usare per attività più creative cade nel vuoto.

L’offerta di collaborazione viene declinata, fra i produttori e le cooperative serpeggia il demone della concorrenza che favorisce le grandi superfici che estraggono valore ma danno da sopravvivere.

In un misto fra sospetto per la tecnologia e sfiducia in chi propone collaborazioni il sistema informatico denominato Loonity non trova applicazione. Bisogna trovare un’altra strada.

 

2015 – I primi compagni di avventura, spuntano le prime radici

Ghiro propone l’idea di partecipare ad una rete ticinese di produttori locali a degli amici. Un avvocato che serve sempre, un viticoltore con una grande rete di contatti fra i produttori ed un imprenditore logistico con magazzino, furgoni e mezzi.

Tutti sono partenti ed il progetto Terranostra si costituisce in società e comincia a lavorare.

Si registrano i primi produttori nel mendrisiotto, si comincia sempre da vicino a casa. Raggiunto un assortimento minimo – frutta, verdura, formaggini, salumi e qualche chicca gastronomica ci si attiva per trovare i primi clienti che ordino regolarmente.

La promozione avviene creando punti di ritiro presso privati, uffici e locali pubblici sperando in un contributo nello spargere il verbo.

Ogni settimana si chiude un ciclo di consegne: “ordini il lunedì entro sera sul sito, mercoledì Terranostra ritira dai produttori, prepara le borse della spesa per ogni cliente e giovedì mattina ogni punto di ritiro è servito.

I volumi sono modesti, ma ad ogni giro si migliorano processi operativi in magazzino, gli imballaggi ed il sistema informatico. C’è ancora tanto da fare.


2016 – Allontanarsi dalla frontiera, le radici sono alle ricerca di nutrimento

Fare la spesa in Italia in quei tempi costava il 50% di quanto si spendesse nella regione più a sud del canton Ticino.

Alla ricerca di un equilibrio economico Terranostra decide di spostare il proprio magazzino di smistamento a Sorengo, in uno spazio affittato in una fattoria, e puntare di più su di una clientela luganese.

La distanza dalla frontiera ed una popolazione mediamente più ricca sembravano poter accrescere i volumi delle ordinazioni.

Qualche progresso fu visibile, ma non si riusciva ancora ad entrare nel cuore e nelle abitudini delle persone, poche diventavano veramente costanti con ordini settimanali. I punti di ritiro si aprivano settimanalmente, l’entusiasmo iniziale generava qualche ordine, ma poi i volumi si appiattivano, spesso mettendo i costi sopra al ricavato per il servizio logistico di ritiro, smistamento e consegna.


2017 – Consegna a domicilio e cambio fra i soci, il germoglio cresce mentre alcune radici seccano

Come raggiungere più persone?

Il progetto non decollava, si registrava una piccola crescita costante ma non significativa.

Ad essere messo in questione fu il concetto basato esclusivamente su punti di ritiro e ne conseguì la ricerca di potere consegnare direttamente a casa delle persone. Dopo diversi mesi di studio e trattativa si riuscì a concludere un accordo con La Posta che permetteva di consegnare su 6-7 centri di smistamento la mattina del giovedì entro le ore 6 e permetteva di recapitare agli acquirenti le casse con la spesa direttamente a casa.

Era dispendioso ma aiutò a fidelizzare qualche famiglia. Il costo di 6,90 franchi era accettabile per molti.

Nel 2017 ha dimissionato il primo dei compagni di avventura in Terranostra, nell’arco di qualche mese Daniela e Ghiro si trovarono da soli nella compagine societaria del progetto.

I tempi si erano allungati molto e fu accettato e compreso da tutti che per rimanere a bordo ci sarebbe voluto molto spirito di sacrificio.